Nuovi articoli (sob)

“…e dopo una due tre quattro cinque sei sette settimane…” è finalmente arrivata la nave che ha riempito il nostro ormai quasi scarno magazzino.

Come una bimba il giorno di natale, ho iniziato ad aprire scatoloni, compilare elenchi, riporre ed esporre merce con un sorriso ebete ed estatici “ohhh” ogni cinque minuti.

Come non gioire davanti alla nuova collezione di vestiti, ai cappelli di ogni forma, materiale e dimensione, alle collane, agli anelli e….porcamerda NO! strumenti musicali??? maracas, xilofoni, tricchetracche (tutti rigorosamente fatti a mano, in legno, dipinti, decorati, intagliati) ma che emettono suoni!

Perchè ogni bipede di sesso maschile, di età compresa tra i due (comprensibile) e i 70 anni si sente in dovere di provarli?
Perchè ognuno accenna improbabili “tanti auguri a te” o “frà martino campanaro” come se non ci fosse un domani? (ecco cosa unisce veramente l’umanità: questi due motivetti!)
A volte improvvisano pure dei concertini ad esclusivo uso e consumo della sorridente commessa…senza capire che il sorriso in realtà è un ghigno perchè sta immaginando dove potrebbero infilarseli….

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Pazzi random

Cose che capitano in una normale giornata lavorativa (per comodità i dialoghi sono in italiano, in realtà si svolgono in inglese, tedesco francese o portoghese)

– entra e chiede con voce sommessa “posso farle una domanda?” io mi sento sempre pronta, mi aspetto la solita domanda sulla provenienza della merce, sul materiale, sul costo…e invece no. mi chiede se secondo me ha fatto bene a bere l’acqua dalla brocca e non dalla bottiglia al ristorante. teme il cagone. lo rassicuro e gli consiglio di darsi al vino o alla birra, la prossima volta. se ne va commosso dicendomi che mi terrà aggiornata sugli sviluppi.

– entra e chiede “qual’è il prezzo?” e la sorridente commessa chiede a quale articolo si riferisca questo sipmatico nonnino, lui fa un gesto con la mano, abbracciando metaforicamente tutto il negozio. perplessa ma sprezzante del pericolo, rifaccio la domanda, lui, spazientito mi dice “tutto! tutti gli articoli”. chiedendomi cosa ci fosse nel menù oggi, lo guardo mentre il gelo cade su di me…cerco di sorridere e gli chiedo “in che senso scusi?” e lui sbuffa. no, cioè, LUI sbuffa, mi guarda con aria di rimprovero e mi indica la prima cosa vicina a lui (uno zainetto in tessuto – ndr.) “questo, per esempio, quanto costa?” io dico “25 euro” e lui con tanto di ditino ondeggiante “e non lo sembra un po’ caro?”. ok, questo è il mio campo e parte il pippone sul “fatto a mano” “dipinto a mano” importato direttamente da…” ma lui non mi ascolta, si lancia verso il fondo del negozio, mi indica un sapone e mi chiede “qual’è il prezzo?”, con le gambe pesanti e gli occhi sbarrati lo seguo, sorrido e dico “4 euro, fatto a mano, naturale, blablabla” e lui col ditino “no no no”, chiede “non le sembra un po’ caro?”. E’ andato avanti per 40 minuti.

– ahem… no signora la mano di plastica che regge il ventaglio non è in vendita, è solo un espositore, no signora, mi spiace non posso darglierla, arrivederci signora, non sia arrabbiata, la prego, troverà un’altra mano…

Il portoghese

Sono sempre stata molto attenta a non credere ai luoghi comuni, soprattutto se associati alla provenienza geografica delle persone.
Poi ho incontrato i portoghesi.
Tanti ma tanti portoghesi.
E mi sono detta che forse un fondo di verità c’è.
Cita wikipedia che “non fare il portoghese” sia utilizzato per “usufruire di un servizio senza pagarlo”.
L’esimio portoghese entra con il cipiglio di chi deve combattere una dura, durissima battaglia contro la commessa stronza che lo vuole certamente fregare.
Ovviamente non saluta, ti affronta a muso duro, fronte aggrottata e con tono di comando pregunta “o que costa isso”, senza per favore ( prego, grazie, scusi, tornerò).
Perchè tu, esimio portoghese, mi sfianchi per 40 minuti chiedendomi lo sconto quando ti ho detto (sorridendo, con affetto, per almeno 15 volte) che la politica del negozio non prevede sconti se non sugli articoli esposti con cartello “PROMOTION -20%”?
Perchè mi informi di aver trovato lo stesso articolo in un altro negozio a metà prezzo ma che sei disposto, esimio magnanimo e buono quale sei,  a  farmi un favore prendendolo da me aggiungendo un paio d’euro per farmi felice?
Perchè sei pronto a pagare senza discutere sul prezzo (e questa cosa ha fatto di me la donna più fortunata sul pianeta terra) ma vuoi, anzi pretendi, che ti aggiunga all’acquisto un omaggio, anche solo un articoletto da 5 euro solo per avermi fatto il favore (!) di avere acquistato da me?
Perchè lasci la tua simpatica discendenza rincorrersi nel negozio tra oggetti di legno e di ceramica urlando sporadicamente “não meix!” (che a me ricorda tanto lino banfi e mentalmente aggiungo “porc’puttena!”).
Perchè una volta effettuato l’acquisto assumi quell’espressione di disgusto? In fondo nessuno ti ha imposto di comprare souvenir per parenti e amici, no?
Ma soprattutto, perchè non mi saluti, uscendo?

Piccola precisazione: ho incontrato anche portoghesi educati, affabili e gentili.
C’è speranza.

La nordica

Tu, che quando entri riempi completamente la porta d’ingresso.
Tu, nordica esimia la cui pelle non ha mai visto il sole.
Tu, che il primo giorno sei talmente bianca che servono gli occhiali da sole per guardarti perchè fai l’effetto “riflesso del sole sulla neve”
Tu, che il secondo giorno sei talmente scottata che illumini di luce arancione tutto ciò che ti circonda.
Tu, che le tue zinne sono talmente enormi che manco le mie due cosce messe vicine.
Tu, che vuoi provare a tutti i costi il toppino che non ti coprirebbe manco un braccio.
Perchè?

Sono intorno a noi, in mezzo a noi…

Premessa:
lavoro in un negozio che vende prodotti d’artigianato, abbigliamento etnico e souvenir all’interno di un resort su un’isola sperduta nell’oceano, gli esimi si fermano una o due settimane.
Tipologia degli esimi (in ordine casuale):

– IL TIMIDO: non saluta entrando (ma non è maleducato,  non vuole disturbarti!) entra in punta di piedi, spesso in coppia, si muove sussurrando quasi fosse in chiesa;
– L’ASSURDO: vuole provare tutto, compresi vestiti che non gli coprirebbero manco una coscia, vuole proprio l’articolo che non hai, ti comunica che lui ha visto lo stesso articolo altrove (sticazzi) e costava meno (sticazzi) e quindi vuole lo sconto anzi lo pretende (stigrancazzi);

– IL COERENTE: urla al figlio “non toccare nulla” mentre maneggia qualsiasi oggetto come se fosse al mercato;

– L’AFFETTUOSO: oh, lui si affeziona, ti visita più volte al giorno e prima di partire vuole la foto ricordo con te, ti bacia ed abbraccia promettendoti di tornare (anche se non ha comprato manco un souvenir da due euro);

– L’INUTILE: di solito è appena tornato dalla spiaggia o dalla piscina, è in costume e sgocciola per tutto il negozio. ovviamente non ha soldi con se (o se li ha, non voglio sapere dove li tiene), deve solo far arrivare l’ora della colazione o del pranzo o della cena. e vuole vedere l’articolo appeso più in alto, quello più imboscato in vetrina, annusare tutti i saponi, provare tutti i vestiti;

– IL MENEFREGHISTA: di solito è donna con figli che tocca, palpa e sposta tutto, mentre i figli corrono urlando industurbati tra statuette in ceramica e vasi di cotto. non saluta entrando, non saluta uscendo. in compenso ti lascia il negozio che manco new orleans dopo katrina;

– IL PERFETTO: entra, saluta, sorride, chiede un prezzo, approva, paga e se ne va. raro, molto ma molto raro…

spesso le categorie si incrociano: l’inutile col coerente,l’assurdo col menefreghista.
raramente l’affettuoso col perfetto.